Mondo Militare & Segno della fede e dell’amore
Il
patrono[1]
La storia militare di tutti i popoli ha sempre visto
l’altere vicino al campo.
Presso
lo stesso popolo ebreo il sommo sacerdote era sempre vicino al condottiero.
Negli
ordinamenti dei Romani, Augusto fu imperatore, condottiero e pontefice massimo,
nello stesso tempo.
Dopo
l’editto di Milano del 313, con il quale Costantino il Grande diede la libertà
alla Chiesa, nell’esercito romano la Croce (simbolo della cristianità) e
l’Aquila (simbolo del comando) camminarono insieme, alla testa delle legioni.
Molti soldati compresero il significato della sinergia e vissero il concetto
cristiano dell’amore servendo con pari dedizione la religione e la patria.
E
la chiesa onorò quanti si distinsero, additandoli ad esempio di eroismo e di
santità, da invocare e da imitare.
Quanto
nel medioevo sorse la cavalleria, e con essa i monaci-cavalieri a difesa dei
diritti di Dio, degli umili e degli oppressi, il capovolgimento tra gli uomini
armati fu completo.
Nei
campi di battaglia apparve lo stendardo con effigie di un Santo. Al grido del
suo nome le masse affrontavano impavide gli scontri sanguinosi, sicure della
giustezza della causa e della imminente vittoria.
La
Chiesa, a sua volta gelosa custode di tale fede, riconosce ufficialmente il
seguente santo Patrono, alla cui intercessione sono affidate le Armi e le
Specialità. I Corpi e i Servizi:
-
Madonna « Virgo Fidelis»: Patrona dei Carabinieri
L’11
novembre 1949 Pio XII proclamava Patrona dell’Arma dei Carabinieri la Vergine
Santissima con il nome di VIRGO FIDELIS.
Nel
50à anniversario è stata ripresa, rivista e ampliata un’opera del cappellano
militare Paolino Stella, che viene ora offerta ala riflessione del benevole
lettore con la sola ambizione di fornire cenni sul significato di tre momenti,
che cadono in una delle date importanti per l’Istituzione.
Il
21 novembre, infatti, giono della presentazione di maria al Tempio,
l’Arma:
-
celebre la propria Patrona;
-
rievoca
la battaglia di Culqualber;
-
ricorda i
propri orfani.
È
una di quelle gionate in cui ogni Carabiniere si ferma a riflettere, soprattutto
su tre parole di assoluto rilievo nella sua vita.
Fede,
fedele, fedeltà:
parole derivate l’una dall’altra come fossero scatole cinesi, brevissime,
facili da pronunciare, ma capaci di bruciare quando superano la soglia delle
labbra per la potenza del loro significato. La forza ideale che sprigionano, la
coerenza e l’impegno che esse comportano.
La
fede, in genere, consiste nel credere in un’istituzione o essere
comunque devoti a una causa, a un ideale, a una persona, ecc..
Essere
fedele, significa osservare la fede data, rispondere alla fiducia di cui
si gode, o essere costante nell’amore, negli affetti.
La
fedeltà consiste nell’essere fedele e nel corso di ogni esistenza
umana ci sono dei momenti in cui essa è fondamentalmente, soprattutto quando si
tratta di costruire dei veri, autentici, duraturi rapporti umani.
Ma
si può andare oltre.
Un
superlativo inusuale è quello di «fedelissimo», che storicamente rapressenta
un titolo onorifico concesso nel 1748 da Papa Benedetto XIV a Giovanni V re di
Portogallo: la sigla del titolo,
S.M.F., significa appunto Sua Maestà Fedelissima.
Un
superlativo analogamente raro, ma adifferenza
del precedente assai noto, è quello di Fedelissima, appellativo
antonomastico attribuito all’Arma in virtù della umile e
silenziosa dedizione al dovere quotidiano, assolto da oltre 186 anni, sempre,
ovunque e comunque, credendo fino in fondo.
Nel
titolo di Virgo Fidelis – Vergine Fedele sono
racchiusi tutti i significati che abbiamo rapidamente esaminato, ma soprattutto
quello della vita di Maria, della Sua missione di Madre e di correndentrice del
genere umano affidatole da Dio, cossichè la scelta della celeste Patrona dei
Carabinieri esalta la caratteristica dell’Arma che ha per motto Nei
secoli fedele.
[1]
A cura del Cappellano Militare Mons. Vincenzo Capogni e di Franz Cingoli