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L'Eroe M.O.V.C. App. Michele Fiore - Sezione ANC Barrafranca


 

APPUNTATO MICHELE FIORE
fu ucciso a colpi di fucile da un ragazzo con disturbi psichici ad un posto di blocco a Caltanissetta nel '91, all'età di 32 anni.
A Caltanissetta, la sera del 04/02/1991, nel mentre svolgeva, unitamente ad un’altro parigrado un servizio di perlustrazione, in via Paladini, durante l’esecuzione di un posto di controllo, il conducente  di una Peugeot 309, dopo aver arrestato la marcia, abbassava il finestrino lato passeggero ed imbracciato un fucile da caccia esplodeva numerosi colpi di arma da fuoco alla volta del militare, attingendolo mortalmente. Fiore riusciva a trovare riparo dietro l’auto di servizio e rispondeva al fuoco ferendo l’assassino che, nonostante tutto, riusciva ugualmente a dileguarsi. Le immediate ricerche consentivano di rintracciare il criminale presso la sua abitazione e di trarlo in arresto. Si trattava di un giovane 30enne,  affetto da tempo da gravi disturbi psichici che, pochi mesi prima, era già stato arrestato per aver speronato con la sua autovettura un altro equipaggio del Nucleo Radiomobile di Caltanissetta. Con D.P.R. del 17/11/1992, è stata concessa al militare la medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria, con la seguente motivazione: “Nel corso di servizio di prevenzione in una zona ad alto rischio di criminalità, veniva raggiunto dai colpi d’arma da fuoco esplosi da un pregiudicato, rimanendo mortalmente ferito. Nobile esempio di sprezzo del pericolo e di altissimo senso del dovere” (Caltanissetta, lì 04/02/1991). In data 13/11/2009, a Bari, città che diede i natali al caduto, è stata intitolata la Compagnia San Paolo alla sua memoria.

 

 

STORIA
L’Appuntato Michele Fiore è nato a Bari il 05 ottobre 1959. Dopo aver iniziato la sua cartiera nell’Arma a Trino, in provincia di Vercelli, aveva prestato servizio al Nucleo Radiomobile di Sciacca, provincia di Agrigento, prima di essere trasferito a Caltanissetta, dove nei prime sette mesi era stato aggregato ai colleghi in servizio presso il tribunale. Nel pomeriggio del 4 febbraio del 1991 però, offrendosi di sostituire un collega del Radiomobile in malattia, esce in pattuglia con l’Appuntato Santo Buttafuoco. E’ già sera quando decidono di effettuare un normale posto di blocco in via Paladini, alla periferia della città, ed è proprio lì che poco dopo si verifica la tragedia. L’appuntato Fiore sta controllando una Lancia Thema, mentre il suo collega e capo pattuglia Buttafuoco è in copertura. Tutto si svolge regolarmente, ma ecco che dall’oscurità spunta un’altra autovettura, una Peugeot 309 di colore bianco, che rallenta fino a fermarsi proprio all’altezza del posto di blocco.
Dentro c’è solo l’uomo alla guida, che abbassa il finestrino destro, appoggia la canna di un fucile automatico calibro 12 allo sportello, e fa fuoco. Tre colpi in rapida successione e da breve distanza. Per Michele Fiore, non c’è scampo, la rosa dei pallettoni lo centra al torace.
L’autista della Lancia Thema fugge (non si presenterà nemmeno a testimoniare), mentre il collega di Fiore, Buttafuoco, che aveva trovato riparo dietro l’Alfetta, risponde al fuoco, colpendo l’uomo a bordo della Peugeot che riesce, comunque a fuggire.

 

 

Michele Fiore, immediatamente soccorso e trasportato in ospedale, morirà prima di arrivarvi. Il suo assassino, identificato attraverso la targa della vettura, viene rintracciato nella sua abitazione, dove viene prelevato e trasportato in ospedale perché ferito a una mano e alla gamba.
Si tratta di Carlo Osnato, 30 anni, appartenente ad una famiglia conosciuta e stimata in città. Era da tempo affetto da disturbi psichici, e pochi mesi prima era stato addirittura arrestato per aver speronato, con la sua autovettura, un altro equipaggio del Nucleo Radiomobile di Caltanisetta.
Questo il testo della motivazione della ricompensa concessa al militare, riportata sulla lapide interna in onore del Decorato: “Nel corso di un servizio di prevenzione in zona ad alto rischio di criminalità, veniva raggiunto da colpi di arma da fuoco esplosi da un pregiudicato, rimanendo mortalmente ferito. Nobile esempio di sprezzo del pericolo e di altissimo senso del dovere. Caltanissetta, 4 febbraio 1991”.